Archivio della categoria 'Lucca'
LA MANNAIA
All’interno della Cattedrale di S.Martino, di fronte alla Cappella del Volto Santo, si nota la mannaia “che non offendè un innocente”. Posto sotto una lapide in marmo ricorda uno dei tanti miracoli effettuai dal Volto Santo. Nell’anno 1334 tale Giovanni di Lorenzo, viandante, si fermò a prestare soccorso ad un uomo gravemente ferito e che trovatolo in tali condizioni, si mise a gridare.
I passanti, accorsi alle grida dell’uomo, non vedendo l’omicida, cominciarono a mormorare, che doveva essere stato proprio lui, il soccorritore, tale Giovanni di Lorenzo di Arras, ad aver compiuto l’orrendo misfatto. Catturato, imprigionato, condannato alla pena di morte, egli disperato si rivolse con ardenti preghiere a Dio, fino a che, una notte, gli apparve in sogno il Volto Santo, dicendogli che non aveva nulla da temere, che lo avrebbe protetto Lui. Svegliatosi tutto contento e felice, aspettava da un momento all’atro l’ora della libertà. Fatto sta che invece dell’ora della liberta, scoccò l’ora di andare al patibolo, di fronte al boia, con tutto il pubblico che gridava e acclamava. Il primo tentativo, il secondo, fallito anche il terzo, così come era usanza, il boia lo liberò, gridando al miracolo.
Adesso a 650 anni di distanza la mannaia è conservata nella cattedrale a ricordo perenne di quanto avvenne quel giorno.
LA CASINA DELLE FATE
Bagni di Lucca è una località suddivisa in varie frazioni che si adagiano attorno al fiume Serchio e sui monti cirsostanti.
Nella frazione di Ponte a Serraglio, divisa aldiquà e aldilà del fiume e unita fra le due sponde da un vecchio ponte, si trova da un lato il tempietto demidoff, gli stabilimenti termali e il glorioso Casinò. Proseguendo sulla strada per il capoluogo (dove sopra i giardini pubblici si può raggiungere una antica villa che ospita un distaccamento della terme e, nel parco, le piscine comunali) troviamo il vecchio cimitero anglicano oggi in fase di ristrutturazione.
E’ a Ponte a Serraglio che si trova la casa chiamata ” la casina delle fate”.
Adesso è una casa decadente, resa ancora più lugubre dal tempo e dall’abbandono.
Gli ultimi proprietari non la riaffittano più a causa delle strane e luttuose vicende che qui accadevano inesorabilmente ad ogni nuova famiglia che vi prendesse dimora.
Veniva chiamata “la casina delle fate” per le sue piccole dimensioni. Era suddivisa in 2 piani e ogni piano aveva varie piccole stanze un tempo molto accoglienti. La si può ancora vedere adagiata vicino al fiume, che scorre proprio sotto le sue finestre, aperte come piccoli occhi sul ponte e il viale alberato che conduce alla piccola piazza del paese.
Anche se era stata definita “casina delle fate” in essa non vi era nulla di fatato come il nome poteva far pensare. In quella casa moltissimi anni fà, era deceduta una giovane di un male strano, di cui non si hanno elementi. Qualche anziano raccontava di averla vista solo raramente affacciarsi alla finestra della sua camera mostrando un viso che gradualmente diventava sempre più scuro… la sua fu una malamorte, aveva 20 anni ed è per causa sua che si presume possano essere accadute le vicende che seguirono.
Quella è una casa maledetta, ogni famiglia che vi abitava era vittima di strani fenomeni che si acutizzavano sul calar del crepuscolo. Le luci si abbassavano inspiegabilmente ad una certa ora della sera, pur non essendoci cali di tensione elettrica. Nelle stanze da basso, nella cucina, sulla scala che conduceva al piano superiore e, in modo maggiore, nella stanza un tempo appartenuta alla ragazza, si potevano sentire lievi sospiri e lamenti improvvisi che facevano gelare la pelle.
A volte sembrava che qualcuno sospirasse improvvisamente e vicinissimo alla nuca del malcapitato, facendolo sobbalzare dallo spavento!
Nella camera da letto in questione, come venivano spente le luci, alla sera, prima di dormire, iniziava a ticchettare un infernale orologio …. tic tac … tic tac … tic tac …che smetteva appena le luci venivano riaccese …… Ma non era tutto li purtroppo. Il fenomeno peggiore era che se nella casa abitavano dei ragazzi, questi, al compimento del 20esimo anno, morivano di morte improvvisa o accidentale mentre invece, chi avesse già superato i 20 anni, veniva miracolosamente risparmiato dalla sorte….
IL PONTE DEL DIAVOLO
Ponte realizzato secondo il volere della contessa Matilde di Canossa (1046-1115) , si tratta di una costruzione dall’architettura particolare e dalla complessa tecnica di realizzazione , l’aspetto attuale è dovuto ad una parziale ricostruzione ordinata dal signore di Lucca Castruccio Castracani (1281-1328). Il ponte è situato a Borgo a Mozzano e ne è diventato l’emblema nel mondo. La Sua forma a “ schiena d’asino “ unisce le due sponde del fiume serchio, grazie all’ausilio di due archi asimmetrici,la sua particolare struttura ha dato origine alla leggenda dalla quale ne deriva il nome “ Ponte del Diavolo “ .
Si narra che l’architetto responsabile della sua costruzione non riuscendo a completarlo nei tempi prestabiliti, e preoccupato dalle conseguenze che ciò avrebbe comportato, scese a patti con il diavolo barattando l’anima di colui che avrebbe attraversato il ponte per primo con la fine dei lavori. Il diavolo durante la notte terminò l’opera e si mise in attesa per riscuotere il suo compenso, ma l’architetto in preda a una crisi di coscienza confesso la sua malefatta ad un prete che gli consiglio di rimediare con uno stratagemma. Il ponte fu inaugurato il giorno successivo con tutti gli onori del caso , ma con sorpresa di tutti il primo ad attraversarlo non fu un uomo ma un porco, cosicche il diavolo beffato di dovette accontentare dell’anima della bestia e ritirarsi nelle acque del Serchio
LUCCA GOLOSA
Raccolta entro le sue mura rinascimentali, Lucca appare ancora oggi come un labirinto di strade, vicoli, piazze sempre più strette e nascoste man mano che ci si addentra nel cuore della città. A chi visita Lucca non solo per ammirarne le bellezze storiche ma anche per soddisfare il palato, posso consigliare alcuni spunti eno-gastronomici cittadini, tenendo presente che la bellezza e il fascino della città, un po’ come a Venezia, sta anche nel poter smarrire la strada per ritrovarla casualmente oppure nello scoprire luoghi che sembrano nascosti e inaccessibili.
Dintorni di P.za S. Michele
Se volete assaggiare il dolce simbolo di Lucca allora non dovete far altro che andare alla Pasticceria “Taddeucci”, sul lato est della piazza. È qui infatti che potrete acquistare il vero buccellato di Lucca, preparato secondo la ricetta originale. Il buccellato è una sorta di pane biscottato a forma di ciambella o di panetto, che nel Medioevo sembrava venisse offerto dai contadini ai padroni nel giorno di Natale.
Proseguendo per via Santa Lucia si incontrano due tradizionali botteghe lucchesi: sul lato sinistro, al numero 3, ecco il forno alimentari “Giusti”, vero punto di riferimento per i cultori del pane e della focaccia lucchese, dove, in aggiunta ad una varietà illimitata di pane, è anche possibile comprare dolci e biscotti di qualità. Di fronte al forno è situato il più antico negozio di Lucca: “Prospero”.Oltre ai prodotti ortofrutticoli di stagione, da Prospero troverete il vero farro della Garfagnana, che negli ultimi tempi sembra essere diventato uno dei cereali più richiesti dal mercato nazionale e la cui zuppa è uno dei piatti principe della ristorazione lucchese.
In direzione nord da S. Michele, si sbuca in P.za San Salvatore, volgarmente chiamata Piazza della pupporona a causa della donna discinta raffigurata sulla fontana al centro della piazza. Qui si trova l’enoteca “Vanni”, una delle più fornite della città. Gli splendidi sotterranei dell’enoteca, aperti ai visitatori, rivelano migliaia di importanti etichette nazionali ed estere; visitarli è sicuramente un’esperienza unica. Dietro la piazza si arriva alla Trattoria “da Leo”, vera istituzione della cucina lucchese. Si può scegliere tra una decina di primi piatti, dalla minestra di farro alle lasagne al forno. A seguire carni alla griglia e piatti del giorno tra cui un tenero spezzatino di vitella con bietola saltata al peperoncino. Tra i dolci oltre alle tipiche “torte coi becchi” alla cioccolata o alle verdure, delizioso è il tiramisù alla frutta o al caffè. Il servizio, veloce e cortese, è molto “colorito”: se la cosa non vi intimorisce allora il posto fa proprio al caso vostro.
Via Fillungo
A metà di via Fillungo si trova l’Antico Caffè di Simo, uno dei più antichi caffè lucchesi; anche se un po’ troppo chic, il locale mantiene una piacevolissima atmosfera fin de siècle. Proseguendo, all’incrocio con via S. Giorgio, ecco l’alimentari “Delicatezze”, regno del buongustaio. Oltre ad un vasto assortimento di vini, pasta e rarità alimentari, il negozio è sicuramente uno delle più fornite rivendite di formaggi della città, con “pezzi” davvero unici. Per la pizza al taglio il nome giusto è sicuramente lo “Sbragia”. Insieme alle pizze e alla torta di ceci, buone, è possibile assaggiare i “necci”, una specie di focaccette dolci preparate con farina di castagne e cotte in forno sopra i caratteristici “testi”, solitamente abbinate con la ricotta costituiscono un classico della cucina lucchese.
Da una traversa di via Fillungo, via S.Andrea, si giunge alla torre Guinigi, appartenuta alla dinastia regnante su Lucca all’inizio del ’400. La torre, alta 41 metri, è adornata sulla sommità da una folta schiera di lecci secolari: il panorama che si gode da lassù è veramente splendido e vale la fatica delle numerose scale. In via Guinigi è ubicato l’antico forno “Casali” dove assaggerete, senza ombra di dubbio, la più buona focaccia lucchese. Provatela appena sfornata e farcita di mortadella, magari ammirando il panorama della città dalle mura: sicuramente non vi pentirete di essere venuti a Lucca!!
In questa zona sorge il mercato di Lucca ed è nella retrostante Piazza del Carmine che si trova la trattoria “Da Gigi”. Cucina lucchese tipica e ambiente familiare sono gli ingredienti di questa antica trattoria recentemente rilevata da alcuni ragazzi che hanno mantenuto, e bene, le antiche tradizioni. Zuppe, tortelli al ragù o in brodo come primi, pancetta di maiale, o bistecca di manzo per secondo insieme ai vini della Lucchesia, qualunque sia la vostra scelta non rimarrete delusi. Se siete da queste parti il venerdì, non perdetevi il menù di pesce con il baccalà in forno o il classico cacciucco. I prezzi sono veramente abbordabili e giustificano qualche imperfezione.
Qualche passo per raggiungere Via Nuova e sarete in prossimità della bellissima P.za del Mercato più nota ai lucchesi con il nome di P.za dell’Anfiteatro. Vero gioiello di architettura, la piazza si è sviluppata sull’ impianto circolare dell’anfiteatro romano ancora visibile a tratti, in seguito ha subito una stratificazione abitativa, commerciale e artigianale che le ha fatto assumere una connotazione irripetibile (pensate che nel 400 è stato anche una galera!).
Uscendo dal lato nord della piazza, vi ritroverete in via Fillungo, nei pressi di un wine-bar aperto da poco: il nome è “Vinarchia” e qui potrete sedere e scegliere tra un’ampia gamma di vini al bicchiere.
Sempre da via Fillungo si accede a P.za S. Frediano e all’omonima basilica dedicata al santo che fu vescovo di Lucca. La facciata in marmo bianco è dominata da un grande mosaico in stile bizantino raffigurante l’Ascensione di Cristo e attribuito alla scuola del Berlinghieri che operò a Lucca nel ‘200. All’interno della chiesa sono conservate le spoglie di Santa Zita, patrona di Lucca, la cui festa viene celebrata in un tripudio di fiori ogni 27 Aprile.
Ultimi consigli: Per chi ama la cioccolata, l’indirizzo da non perdere è la pasticceria “Caniparoli” in via S. Paolino. La specialità della casa è la Sacher, ma tutto ciò che deciderete di gustare, purché sia a base di cioccolata, sarà di vostro gradimento. Da via San Paolino voltando a destra, passerete di fronte a palazzo Mansi, dimora patrizia cinquecentesca e sede di uno dei Musei nazionali di Lucca. Oltre ad una ricca pinacoteca, al suo interno è situata la famosa Camera degli Sposi del XVIII secolo. Nella stessa direzione, passato il palazzo, sbucherete nel quartiere “pelleria”, un tempo popolare, oggi zona residenziale tra le più esclusive della città. E’ qui che potrete mangiare alla trattoria “da Giulio”. Le specialità di questa frequentatissima trattoria che sorpassano di gran lunga le altre pur buone pietanze, sono le zuppe, ordinabili anche in degustazione con il nome di “trittico”.Tra la classica minestra di farro e la zuppa di verdura con cavolo nero, spicca la farinata, una specie di zuppa di fagioli rossi con l’aggiunta di farina di granoturco.
Per chi vuole, allora, non resta che varcare una delle porte di accesso alla città, per perdersi in un dedalo di vie piene di profumi e gusti da cui sarà difficile non rimanere conquistati.
MENU’ CUCINA LUCCHESE
La cucina lucchese è tra le più affascinanti per gusto e appetibilità, nonostante abbia caratteristiche semplici che si ricollegano alle origini contadine della popolazione. Non bisogna tuttavia pensare di trovarsi di fronte ad una tradizione culinaria povera per ingredienti e fantasia. Tutt’altro. Dai primi piatti preparati con la pasta fatta in casa e quindi manipolata in simpatici e gustosi manicaretti all’insegna della genuinità, capaci di soddisfare anche i palati più esigenti, ai secondi a base di coniglio e pollo ruspante. Il tutto condito con l’olio extravergine e annaffiato ovviamente con vini “doc”. Ecco in concreto alcuni esempi, perchè no, da imparare e riproporre a casa vostra.
La Garmugia
Occorrente: (per quattro persone) - Un mazzo di cipolline fresche; mezzo etto di pancetta, un etto e mezzo di polpa di manzo macinata; quattro etti di: carciofi tagliati a fettine, punte di asparagi, piselli e fave; pane; un dado.
Come si prepara : Si fanno soffriggere le cipolline insieme alla pancetta tagliata in piccole strisce. Quindi si aggiunge la polpa macinata e si mescola il tutto per alcuni minuti. Nel frattempo occorre preparare i 400 grammi di verdure che vanno aggiunti a mano a mano continuano a rimescolare per almeno altri 15 minuti. A questo punto si deve versare nella casseruola un litro di brodo dopodiché si porta il tutto a ebollizione. Una volta amalgamati gli ingredienti, si deve far ritirare leggermente il composto. Servire poi su delle fette di pane abbrustolito.
Farro garfagnino
Cosa serve : (per quattro persone) - Tre etti di farro; tre etti di fagioli secchi borlotti, una cotica di prosciutto; una carota, due coste di sedano, un rametto di salvia; mezza cipolla; cannella; tre spicchi d’aglio; un etto di pomodori pelati; mezzo bicchiere di olio di oliva extravergine; sale e pepe.
Come si prepara : Cuocere in acqua salata i fagioli dopo averli tenuti a mollo una nottata. Aggiungere salvia, aglio e cotica. Preparare a parte un soffritto con olio, cipolla, carote e sedano, tagliati a pezzettini e poi unire pomodoro, cannella, sale e pepe. Quando i fagioli hanno raggiunto la cottura, passarli al passatutto e rimetterli quindi sul fuoco. Una volta raggiunta l’ebollizione, aggiungere il farro che in precedenza deve essere stato lavato ammollato per almeno un’ora. Cuocere per un’ora. Servire con un filo d’olio e pepe.
I tordelli
Cosa serve: Farina; una fetta di arrosto di maiale (150 grammi); una fetta di arrosto di manzo (150 grammi); una fetta di pane; tre cucchiai di parmigiano e uno di pecorino grattugiati; 6 uova; qualche foglia di pepolino; prezzemolo; sale e pepe.
Come si prepara : Questo piatto è tra i più succulenti della cucina lucchese. Per preparare i “tordelli” si comincia dal ripieno. Tritare finemente l’arrosto e il maiale, aggiungere il parmigiano e il pecorino, due uova intere, il prezzemolo tritato, le foglie di pepolino, il sale e il pepe. Gli ingredienti vanno mescolati con cura e ben amalgamati. Per la pasta, spegnere la farina necessaria per 4 uova intere e lavorare per alcuni minuti, aggiungendo un pizzico di sale. La pasta va spianata sottilissima in strisce ampie una decina di centimetri. Collocare sopra la pasta, a distanze regolari, piccole quantità del ripieno. Quindi ricoprire con il lembo della pasta ogni singolo tortello e tagliarli uno ad uno a semicerchio con un bicchiere. Cuocere quindi i tordelli in acqua salata. Scolarli dall’acqua e condire con sugo di carne e parmigiano.
Coniglio alla cacciatora
Cosa serve : un coniglio; 500 grammi di pomodori pelati; 250 grammi di olive nere; tre spicchi d’aglio; rosmarino; olio d’oliva; vino bianco; sale e pepe.
Come si prepara: Togliere la testa e le zampe al coniglio, dopodiché dividere busto, cosce e spalle in piccoli pezzi. In una casseruola far soffriggere in sei cucchiai d’olio un trito di rosmarino e aglio. Appena l’aglio inizia a imbiondire aggiungere le parti del coniglio facendole colorire. Quindi versare un bicchiere di vino, del sale e del pepe e far ritirare il tutto. Aggiungere i pomodori e attendere per circa un’ora la cottura. Dieci minuti prima di togliere dai fornelli, aggiungere le olive possibilmente snocciolate. Alla fine servire caldo con la salsa che deve essere piuttosto ristretta.
