IL LINCHETTO: DISPETTOSO FOLLETTO
Il Linchetto è un folletto burlone che le fa di tutti i colori, specialmente ai vecchi e agli animali. Di notte il Linchetto entra nelle case e si diverte in vari modi. Nasconde gli oggetti nei posti più impensati, causando disperazione nei proprietari. Gli piace girare per le stalle, dove trae gran divertimento soprattutto dall’arricciare i crini del cavallo, facendone treccine. Si diverte anche a legare le zampe delle pecore con corde di paglia o fieno.
Ma non finisce qui. Infatti il Linchetto entra spesso e volentieri in camera da letto, magari toccando i piedi delle vecchie, oppure tira per terra le lenzuola per poi scoppiare in sonore risate. Altre volte invece si piazza sul petto del dormiente e non lo fa più respirare.
Insomma è veramente dispettoso, anche se non è pericoloso. Gli unici che si salvano sembrerebbero i bambini, con i quali invece è molto cordiale; li accarezza e li bacia, tanto che la mattina assumono un bel colore rosato e sono ancora più belli. Ma con tutti gli altri il Linchetto può essere veramente un problema.
In realtà la soluzione c’è. Infatti questo folletto ha una vera mania per la pulizia, e non tollera la sporcizia e le parolacce. Quindi si può provare a… ruttare o emettere flatulenze per vedere se se ne va! Se ancora insiste potete provare a tenere a portata di mano pane e cacio; se la notte il Linchetto inizia coi suoi dispetti prendete il pane e cacio, andate al bagno e mentre… espletate le vostre funzioni, mangiate intonando questa filastrocca:
“Alla faccia del Linchetto mangio e caco ’sto cacetto”
oppure, in un’altra versione…
“Me ne mangio pane e cacio e del Linchetto me ne incaco”
Certo se proprio non ve la sentite di usare questi modi poco signorili, oppure se nonostante rutti e peti proprio non se ne vuole andare, provate in quest’altro modo: prima di andare a dormire mettete una tazza di riso ai piedi del letto. Il Linchetto quando arriva tenterà di scoprire i piedi al dormiente, ma urterà la tazza spargendo per terra i chicchi di riso. Preciso com’è non sopporterà tutto quel disordine e si metterà subito a raccoglierli uno per uno, cosa che lo impegnerà tutta la notte; quando arriva l’alba, non sopportando il sole, sarà costretto ad andarsene.
Leonard Cohen chiude il Summer
Leonard Cohen stasera è a Lucca, nella splendida cornice di Piazza Napoleone, per la chiusura del Summer Festival 2008. Non poteva essere scelto cantante migliore per l’ultima data in palinsesto. Leonard è uno di quei tre-quattro artisti che hanno fatto la storia della musica del secolo, e a Lucca sono tutti in fibrillazione per sentirlo cantare. Neanche a dirlo i biglietti sono stati tutti stravenduti.
L’ultima su apparizione in Italia e, più in generale, sul palco risale a 15 anni fa. E ora alla bella età di 74 anni, Cohen ha ritrovato la voglia di girare il mondo con un tour che mette in scena il meglio della sua produzione. Gli album di Cohen non sono molti (una quindicina) per una carriera così lunga come la sua, ma la loro qualità, il loro valore di poesia, di temi d’attualità, d’introspezione, sono un cult per chi crede che la musica debba anche trasmettere qualcosa. E Leonard, di cose ne ha da dire.
Non ci resta che attendere le 21.30 dunque per vederlo salire sul palco. Migliaia di persone sono attese per l’evento, a giudicare dal “sold out” anche di tutte le strutture alberghiere della città.
I MITICI CHICAGO A LUCCA
Trionfo di presenze a Lucca il 26 luglio in occasione del conceto della band “Chicago”, penultima data in programma dell’edizione 2008 del Summer Festival. Poco meno di cinquemila persone. Dai trenta ai settant’anni.
E’ stato un concerto molto bello ma un po’ nostalgico, comunque senza troppi rimpianti. Gli Chicago hanno offerto sabato sera, nella loro unica data italiana, un concerto-evento di celebrazione di oltre quarant’anni di carriera, davanti a un pubblico che li aspettava in gloria.
Hanno cantato quasi quasi tutte le hits più famose: “If you leave me now“, “Call on me“, “Alive again“, “Hard to say I’m sorry/Getaway“, “Saturday in the park“, “Just you’n'me“, “25 or 6 to 4” e, in mezzo le cover di “In the mood” di Glenn Miller e la sempre splendida “I’m a man” di Steve Winwood/Spencer Davis Group.
La serata è stata addirittura trasmessa in diretta (fino alle 23) da Radio Uno Rai.
“Ci siamo divertiti un mondo - dichiarano sul palco i Chicago - in tutti questi anni, grazie alla musica“.
Non lo dubitiamo, ce lo dimostrano ancora oggi.
STREGONERIE
A Lucca è possibile imbattersi in creature ben più pericolose del pur dispettoso Linchetto. Infatti delle terribili streghe officiano i loro perversi riti, da queste parti. Ci sono per esempio le streghe-vampiro, capaci di trasformarsi in animali. Queste streghe si avvicinano ai bambini e ne succhiano il sangue, da un dito o dall’orecchio; poi mischiano il sangue così ottenuto con la cenere e ne fanno delle pallottoline da gettare sul fuoco per fare il malocchio a qualcuno. Gettando la palllottola sul fuoco e dicendo “Che tu ti possa struggere come neve al sole”, la vittima comincia a dimagrire fino a morire.
In effetti nel 1571 e nel 1589 furono arse o strangolate delle streghe a Lucca, accusate tra l’altro di aver estratto dai cadaveri dei bambini degli organi. Secondo loro questi organi erano necessari alla preparazione di unguenti magici. Gli unguenti così preparati avevano proprietà miracolose. Con essi era possibile trasformare gli uomini in animali, per esempio. Alle donne invece donavano la capacità di volare.
Un preparato particolare si ricavava dal grasso umano. Di notte una strega apriva un cadavere all’altezza dei reni, con un coltello; un’altra scavava nella ferita raccogliendo il grasso, che poi veniva fatto bollire insieme a una serpe. Chi si ungeva con questo macabro unguento diventava uno stregone o una strega di straordinario potere.
IL DIAVOLO E IL CONTADINO
Tra le leggende non potevano mancare quelle legate al Diavolo. Un episodio che lo vede coinvolto ha infatti dato il nome al “Salto del Diavolo” in Barga, provincia di Lucca. Un contadino stava in preghiera alla Serra, sopra Fornaci di Barga, quando un distinto signore gli apparve, offrendogli grandi ricchezze. Ma per meritarsele il contadino sarebbe dovuto riuscire a saltare sulla montagna di fronte; l’uomo aveva però capito chi si celava sotto l’apparenza del gentiluomo e rifiutò.
Il Diavolo disse allora: “Salterò io, a patto che tu mi dia l’anima del primo che passa nel punto tra dove sono io adesso e quello dove sei tu.” Stavolta il contadino accettò, il diavolo saltò sulla montagna e poi con un altro balzo tornò al punto di partenza.
Il furbo contadino allora fischiò al suo cane, poi gettò un sasso verso il Diavolo mandandogli incontro il cane. “Eccoti l’anima della scommessa, pigliatela!” gridò. Il demonio, gabbato, si infuriò, gli occhi rossi di fuoco, il viso diventò un muso di lepre, il corpo quello di un enorme lucertolone coperto di squame. Sgambettò verso l’abisso e vi precipitò mandando fiamme dalla bocca e urlando.
