Beethoven a Lucca

paola, 10 February 2009

Mai una singola opera di un grande musicista ha suscitato tanta emozione nel mondo come la Nona Sinfonia di Beethoven: non soltanto fra i contemporanei ma anche fra i posteri, dopo ben più di un secolo.

Così scriveva nel 1936 Walter Rietzler nel suo saggio dedicato al grande compositore tedesco.

Il 13 febbraio Lucca ospita un importante evento musicale, la Nona Sinfonia di Beethoven, scelta per inaugurare la VII edizione di “Lucca in Musica”, un cartellone di altri quattro appuntamenti dedicati ai compositori settecenteschi, Antonio Vivaldi, Wolfgang Amadeus Mozart, Francesco Geminiani e Franz Joseph Haydn. In questo momento il panorama delle iniziative culturali lucchesi è fortemente incentrato sul Settecento, in forza anche della mostra dedicata, a trecento anni dalla sua nascita, a Pompeo Batoni, lucchese, artista fondamentale, itinerante tra le corti europee più prestigiose del XVIII secolo. Così, la scelta di presentare la Nona di Beethoven come opera inaugurale di una ricca rassegna di musica settecentesca rappresenta un momento eccezionale a Lucca, e un occasione più unica che rara di entrare in contatto con la potenza dello spirito del grande musicista.
Non voglio parlare della qualità dell’evento. I nomi e il calibro dei protagonisti li potete trovare sui siti specializzati o sulle brochure che presentano la manifestazione. Scrivendo, non immagino di rivolgermi a conoscitori di musica classica, ma a un po’ tutti. Allora proviamo a fare un gioco di immaginazione.
Il concerto si svolge all’interno della basilica di San Frediano, dalla quale il 13 settembre prende avvio la processione per la Santa Croce. Una liturgia che ogni anno si ripete. Un luogo ricco di storia, una storia  che si snoda nel tempo, visibile attraverso gli interventi che si sono succeduti. Dal XII secolo fino al XIX.
Proviamo a pensarla come un contenitore, in questa occasione. Ad occhi chiusi, lasciamoci trasportare anche dalla fantasia e immaginiamo volti scolpiti, corpi dipinti, espressioni che si possono cogliere sulle figure distribuite sulle pareti affrescate o affioranti dall’arredo scultoreo. Varie e allo stesso tempo immobili, da sempre presenti. E poi l’architettura, i pilastri, le colonne, le pietre. Io riesco a immaginare la musica che rimbalza da un capitello all’altro, con moto perpetuo, si distribuisce in quello spazio, come un urlo che fuoriesce da una bocca all’altra di quelle figure. E noi…lì nel mezzo.
E pensiamo alla Nona. E’ l’ultima sinfonia di Beethoven, scritta tra il 1822 e il 1824, quando già il suo dramma di uomo e di artista si era manifestato. La sordità. Pensare la musica voleva dire ragionarla e sentirla esplodere nella mente, e ripiegarsi nell’intimità del proprio pensiero perché essa potesse estrinsecarsi.
I primi due movimenti della Nona ci parlano di tensioni interiori e di una lotta emotiva giocata tutta dentro la propria intimità, alle prese con solo se stesso. Dal finale si libera invece un messaggio di grande positività, con “L’inno alla gioia” sul testo poetico di Friedrich von Schiller. Ed è la gioia come metafora del raggiungimento di uno stato di libertà e di affrancamento dal male e dall’odio. Al superamento di un io dilaniato fa fronte l’ esplosione della libertà concettuale, dell’alta cognizione morale del sè.
Io già la sento, la vedo, questa musica che cresce e si gonfia, prendendo forza da se stessa e amplificata dallo spazio; la vedo che rompe lo spazio e gioca con le nostre emozioni. Tutte diverse.
Io non sono esperta di musica, ma credo che la bellezza possiamo coglierla anche senza avere strumenti raffinati.
Che ne dite?!? Proviamo a parlarne! Vi aspetto… il giorno dopo il 13 febbraio!
Ciao a tutti,

Mpp

P.S. Aggiungo qualche informazione logistica:
Sinfonia n° 9 di Beethoven
Orchestra e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi
direttore: Christian Arming
venerdì 13 febbraio ore 17:00
Basilica di San Frediano p.za S. Frediano - Lucca
per info: tel. 0583467521 - www.teatrodelgiglio.it
La rassegna “LUCCA IN MUSICA” è curata dall’Associazione Musicale Lucchese e dal Teatro del Giglio con il contributo e la collaborazione di Comune, Provincia, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Lucar-Bmw.


I Robot sbarcano a Lucca

Claudio Tomaselli, 29 July 2008
L’edizione 2008 di Lucca Comics and Games - in programma dal 30 ottobre al 2 novembre - sara’ all’insegna dei Robot giapponesi, per festeggiare i trent’anni dall’arrivo dei grandi mostri di metallo in Italia. Quest’anno, infatti, ricorrono proprio 30 anni dalla prima messa in onda di Goldrake: a questi temi e’ dedicato anche il manifesto di questa edizione di Lucca Comics, creato da Leo Ortolani, popolare autore di Rat-Man, che ha dato vita a un’invasione pacifica di “robottoni” nel cuore della caratteristica piazza Anfiteatro, incontro ideale tra passato, presente, futuro e memoria collettiva. Non mancheranno, anche quest’anno, gli appuntamenti con le mostre, tra cui spiccano quelle di Silvia Ziche e Andrea Bruno.
  Ci saranno inoltre il Music & Comics e, naturalmente, la competizione dei Cosplay, la sfilata di personaggi dei comics e dei cartoons, resi vivi da coloro che li interpretano, quest’anno arricchita da un concorso fotografico. Verranno, inoltre, celebrati i 20 anni del Fantacalcio e i 15 anni di Magic The Gathering, festeggiati assieme a quelli di Lucca Games, per coronare un cammino iniziato insieme nel 1993

MEMORABILE COHEN

Claudio Tomaselli, 28 July 2008

Da scolpire  senz’altro nella storia del Summer Festival, il concerto di Leonard Cohen di domenica 27 luglio.
E’ stata un’esperienza unica, incredibile, esaltante, in una parola : indimenticabile. Nel suggestivo sfondo di Piazza Napoleone, il grande poeta-cantautore canadese, settantaquattro primavere alle spalle ha incantato gli oltre cinquemila fans accorsi praticamente da tutto il mondo per vederlo, tenendoli inchiodati alle loro sedie per tre ore.
Possiamo tranquillamente dire che quello di Leonard Cohen è stato il più bel concerto mai visto al Summer. Vuoi per l’eccezionalità di un tour dopo quindici anni di assenza dalle scene, vuoi per l’età dell’artista ma soprattutto per un carisma, una freschezza d’espressione e di proposte che lasciano davvero senza parole.

Il concerto è iniziato  alle 21,30, puntualissimo, mentre la gente doveva ancora in parte accomodarsi in platea, secondo la solita cattiva usanza che vuole che si arrivi, tutti insieme, poco prima dell’ inizio se non addirittura in ritardo. Tante le lamentele al riguardo da parte dei presenti. 
In gilet, con cravatta americana e cappello nero, quest’ultimo subito tolto in segno di saluto, Cohen sorride e inizia la sua performance con “Dance me to the end of love“.
L’alternanza dei temi è la colonna portante dello spettacolo: “Ain’t no cure for love”, “Bird on the wire“, uno dei classici più amati dal suo pubblico (e si sente); poi “Everybody knows“, “In my secret life” e “Who by fire“, aperta dall’assolo di chitarra flamenca di Javier Mas. Chiudono la prima ora di show la toccante “Hey, that’s no way to say goodbye” e “Anthem“.
Dopo un quarto d’ora di pausa si riparte con “Tower of song” sulla quale Cohen, sul coro finale scherza: “Credo di aver capito oggi qual è la chiave della vita, dopo anni di studi, di ricerca e di filosofia… Volete saperlo? Ta doo run run…. Eccolo!”. Poi imbraccia la chitarra per “Suzanne” ed è un boato. Con “Gypsy wife“, ancora Javier Mas con la bandurria, mandolino spagnolo elettrificato e “Boogie Street” con Sharon Robinson a far sentire la sua voce.
Arriva “Hallelujah” e Cohen si inginocchia per questa meravigliosa preghiera  che tutti cantano in coro e dove domina l’hammond di Neil Larsen. Tutti in piedi e si riparte con “Democracy“, altra frustata verso quei potenti che si arrogano di questa parola per giustificare i propri interessi. La sempre splendida “I’m your man” e “Take this waltz“, che chiude il cerchio “danzante” iniziato con “Dance me…”, portano alla fine della seconda ora.
E siamo ai bis: “So long Marianne” è un altro boato, ma ormai la gente è in piedi e “First we take Manhattan” la colpisce come un rasoio. Qui Cohen sembra davvero un giovane rocker alla conquista del mondo. Esce e poi rientra, con qualche passo di corsa ed ecco “Sister of mercy” e poi “If it be your will“, altra preghiera affidata al coro delle due sorelle Webb e “Closing time“, giusta chiusura (così sembrerebbe) della serata. E invece, c’è ancora tempo per “I tried to leave you”, sull’ineluttabilità dell’amore e il coro “a cappella” di “Whither thou Goest“, altro momento spiritualmente altissimo. Stavolta è finita davvero. La gente se ne va, con la consapevolezza di aver partecipato, stavolta, a un vero evento. Grazie Leonard per le fantastiche emozioni che ci hai trasmesso!!

 


I MITICI CHICAGO A LUCCA

Claudio Tomaselli, 27 July 2008

Trionfo di presenze a Lucca il 26 luglio in occasione del conceto della band “Chicago”, penultima data in programma dell’edizione 2008 del Summer Festival. Poco meno di cinquemila persone. Dai trenta ai settant’anni.
E’ stato un concerto molto bello ma un po’ nostalgico, comunque  senza troppi rimpianti. Gli Chicago hanno offerto sabato sera, nella loro unica data italiana, un concerto-evento di celebrazione di oltre quarant’anni di carriera, davanti a un pubblico che li aspettava in gloria.

Hanno cantato quasi  quasi tutte le hits più famose:  “If you leave me now“, “Call on me“, “Alive again“, “Hard to say I’m sorry/Getaway“, “Saturday in the park“, “Just you’n'me“, “25 or 6 to 4” e, in mezzo le cover di “In the mood” di Glenn Miller e la sempre splendida “I’m a man” di Steve Winwood/Spencer Davis Group.
La serata è stata addirittura  trasmessa in diretta (fino alle 23) da Radio Uno Rai.
Ci siamo divertiti un mondo - dichiarano sul palco i Chicago - in tutti questi anni, grazie alla musica“.
Non lo dubitiamo, ce lo dimostrano ancora oggi.


TRIONFO DI MORRICONE AL SUMMER

Claudio Tomaselli, 19 July 2008

Ieri sera, 18 luglio, è stata una serata davvero memorabile. Il palinsesto del Summer Festival proponeva il premio Oscar Ennio Morricone. Le aspettative erano certamente molto alte. .

Sul palco Ennio Morricone  ha infranto la sua personale regola di non parlare mai prima di un concerto, ma di parlare solo alla fine dell’esecuzione. Ha infranto la regola di non dirigere musica di altri compositori. Ha infranto la regola di non concedere bis, eseguendo altri tre brani al termine del concerto di piazza Napoleone.

Quando è salito sul palco, invece di prendere la bacchetta e iniziare a suonare, ha parlato ai circa 4mila spettatori, giunti da tutta Italia per assistere a questo speciale concerto. Speciale, perché come lui stesso ha spiegato, avveniva nella città che ha dato i natali a Giacomo Puccini, compositore a lui molto caro. Morricone ha spiegato di essere legato alla musica di Puccini e, in particolare all’opera  ”Tosca”, opera che si svolge nella sua natìa Roma che il musicista ha detto di apprezzare anche perché affonta in maniera assolutamente originale un tema come quello della pena di morte, senza andare ad appesantire l’opera.

Ha, quindi, deciso di omaggiare il compositore lucchese eseguendo le prime battute dei tre atti di “Tosca”, a seguito di questi secondi di musica pucciniana, poi, la sua creazione in onore dell’anniversario del centocinquantesimo della nascita di Puccini: una brevissima composizione - solo due minuti - di musica in stile pucciniano, riletto “alla Morricone”: “Mi hanno chiesto una composizione da dedicare all’anniversario del Maestro lucchese - ha spiegato alla platea - e ho creato un’idea di musica, che potrebbe nel futuro essere ripresa e sviluppata, anche se ritengo che questa sera sarà la prima e ultima volta che la eseguo, perché voglio che
resti un’esecuzione unica”.

Le note della composizione originale, che probabilmente sarà stata sentita solo a Lucca per questo concerto hanno portato direttamente nel mondo dei film che Ennio Morricone ha commentato con la sua musica.   E’ stato questo l’inizio di due ore e mezza di concerto, di fronte ad un pubblico attento e appassionato. Sul palco, gli ottanta orchestrali dell’Orchestra Roma Sinfonietta , fondata nel 1993 e che accompagna sempre il Maestro Morricone nelle sue esibizioni live. Dietro gli orchestrali, cento coristi provenienti dal Nuovo Coro lirico-sinfonico romano e del Coro Claudio Casini dell’Università di Tor Vergata.

E le note hanno iniziato a riempire ogni angolo dela piazza. Musiche che è impossibile non collegare ad immagini oramai entrate a far parte della storia e del patrimonio popolare.  E’ stato un boato quello che ha accolto le prime note de “Il buono, il brutto, il cattivo”, capolavoro di Sergio Leone, le cui musiche sono divenute sinonimo di western, di deserto e degli occhi di ghiacchio di Clint Eastwood. Questa musica ha aperto la parte di concerto dedicata al genere di film che forse maggiormente è legato alla musica di Ennio Morricone, quello spaghetti-western che lo scorso anno è stato celebrato con una retrospettiva di 32 titoli alla Mostra di Venezia. Clint Eastwood ha lasciato il passo ai volti - rievocati con gli occhi della memoria - di Henry Fonda e Charles Bronson grazie al tema di “C’era una volta il west”, dove la voce della soprano Susanna Rigacci ha dato il meglio di sé, sfumando nel tema di “Giù la testa”, datato 1971, film nel quale Leone affida ai protagonisti James Coburn e Rod Steiger, le sue riflessioni su tematiche quali politica e umanità, incentrando la storia sulla Rivoluzione messicana. Ancora un brano dal capolavoro “Il buono, il brutto e il cattivo”, “L’estasi dell’oro”, porta definitivamente lontani gli spettatori dalle immagini di cactus, cavalli e deserto evocati da queste musiche.

E’ “Mission” a chiudere la parte ufficiale del concerto di Ennio Morricone a Lucca. Le suggestive musiche di questo film del 1986 di Roland Joffé accompagnano verso il finale del concerto. Morricone dirige l’orchestra che esegue tre brani “Gabriel’s oboe”, “Fall” e “Come in cielo così in terra”, accompagnati dall’oboe di Carlo Romano.

Ed Ennio Morricone ha infranto anche la scaletta che non prevedeva alcun bis, regalando al pubblico di piazza Napoleone tre applauditissimi “encore”:  “Nuovo cinema Paradiso”, “Per un pugno di dollari” e “La ballata di Sacco e Vanzetti” che hanno concluso definitivamente una lunga e appassionante serata di grande musica, sempre giocata sul filo della memoria e delle immagini. Un’atmosfera magica che ha dato non pochi brividi alle persone che hanno assistito al concerto, ascoltando le musiche che hanno reso famosi così tanti film. E l’atmosfera forse sarebbe stata ancor più suggestiva se, sullo sfondo blu del palco, fossero passate delle immagini di quei film dei quali si ascoltavano le musiche così mirabilmente eseguite.